Il grinta di Joel e Ethan Coen: la recensione

Drugo nel selvaggio West

Vecchio, logoro dalla vita e ubriaco. Così si presenta Rooster Cogburn, personaggio interpretato da Jeff Bridges e protagonista dell’ultima pellicola dei fratelli Coen, Il grinta (True Grit, 2010).

Mattie è un’adolescente arrabbiata e in cerca di vendetta per la morte del padre ucciso a sangue freddo dal delinquente Chaney. Ingaggiato (con fatica), lo sceriffo federale Cogburn si aggrega, volutamente, alla sua compagnia e a quella del Texas Ranger LaBoeuf, quest’ultimo sulle tracce del fuggitivo a causa di un’aggressione a un senatore. Incomincia così il viaggio nella “terra di nessuno”.

I Coen volgono, apparentemente, al western, genere che hanno leggermente sfiorato in Fratello dove sei? (O Brother, Where Art Thou?, 2000), realizzando in realtà un film che difficilmente si può inscrivere in un genere prestabilito. Il ritmo è molto più rallentato, sparatorie e sguardi da veri duri rasentano il nulla e l’eroe americano, grintoso e senza macchia e senza paura, è rappresentano il più delle volte ubriaco e intento a sproloquiare sulla morte e sulla sua grama vita.

Jeff Bridges rispolvera Drugo e ricaccia in un angolino Wayne. La differenza sta proprio qui, perché il western atipico dei Coen si lascia alle spalle la leggenda per abbracciare l’uomo qualunque, eroico ma contraddistinto da vizi e malefatte. Altro personaggio delineato in modo preciso e perfetto è quello di Mattie, ragazza decisa e mossa da uno spirito di vendetta fondamentalista (in evidenza le profonde radici religiose), che diventa una donna rapidamente (forse troppo), mantenendo una scorza adolescenziale evidente, palesemente manifestata in momenti che la riportano all’infanzia (davanti ad un fuoco, ricordando storielle di fantasmi o giochi infantili).

Grande merito va a Hailee Steinfeld, vera “cowboy”, sguardo arcigno e passo convinto verso il suo obiettivo, che mantiene a debita distanza emozionale le due dimensioni che incarna (adolescenziale e adulta), grazie a una interpretazione convincente. Ma i protagonisti sono tre e il personaggio più coeniano è sicuramente Laboeuf, grottesco nella sua tronfia spocchia di cliché western.

Eppure qualcosa non torna. L’universo delineato dai due fratelli non ingrana alla perfezione. Se la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi può rivelarsi perfetta, la dimensione straniante in cui Ethan e Joel immergono il loro western è troppo nichilista e negativa, troppa la voglia di rappresentare nel passato (utilizzando il genere principe della cinematografia americana), il mondo contemporaneo, intriso di ignoranza e di morte. Inoltre il ritmo, fin troppo compassato, rischia che la pellicola scivoli nella noia. L’inevitabile e travolgente tempesta di eventi, in cui i personaggi possono solo lasciarsi trasportare senza potersi ribellare, non c’è in Il grinta; pare che il tornado si sia fermato ai titoli di coda di A Serious Man (2009).

In conclusione Il grinta convince a metà: i personaggi rispecchiano la cinematografia coeniana mentre l’universo in cui si muovono soffre di un traballante equilibrio.

Uscita al cinema: 18 febbraio 2011

Voto: **1/2

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