Final Destination 5 di Steven Quale: la recensione

Lo schema si chiude?

Quinto episodio della saga horror Final Destination, la pellicola diretta da Steven Quale mantiene una struttura pressoché identica ai precedenti film, sacrificando sull’altare della “signora con la falce” un manipolo di trentenni appartenenti tutti allo stesso ufficio. Questa volta il luogo della mattanza è un ponte qualunque che crolla e fa atrocemente capitolare (le morti accidentali sono molto più splatter) personaggi che lavorano per l’azienda Presage (cliché horror ed elemento premonitore). Uno dopo l’altro cadranno come mosche.

Final Destination 5 (2011) ripropone nella stessa salsa avvenimenti che si sono visti e rivisti ciclicamente nelle precedenti opere, con un unico elemento di novità: la possibilità di sopravvivere uccidendo qualcun altro al proprio posto e prendergli gli anni di vita che gli restano. Peccato che la Morte sia spietata e non faccia prigionieri.

Quale si sforza di realizzare qualcosa di nuovo, di innovativo, ma non riesce pienamente nell’intento. Il modus operandi è pressoché inflazionato e convenzionale e non riesce proprio ad arrivare più in là del proprio naso. I personaggi risultano sempre di più la caricatura di loro stessi, a cui non viene data sufficiente caratterizzazione dalla sceneggiatura, sempre di più ammaliata dai modi strani e impensabili con cui può operare la Morte.

La saga di Final Destination ormai ha ottenuto la fidelizzazione del pubblico e continua a reclutare nuovi adepti (principalmente giovani adolescenti che si avvicinano al genere horror), che si stropicciano gli occhi (oppure li chiudono) davanti a mutilazioni e decapitazioni di vario stile. Tutto il resto del pubblico è destinato a scommettere su chi morirà per primo e come.

Se per Final Destination (2000) l’operazione di svelamento dello schema stilato dalla Morte poteva essere intrigante e intricato, con il proseguo della saga ci si è sempre trovati davanti a un processo narrativo banale e facilmente riconoscibile. Nonostante tutto gli “incidenti” che capitano ai protagonisti risultano sempre più surreali e si avvicinano a una costruzione di eventi che sfiorano la genialità.

L’immancabile canzone punk-rock adolescenziale che termina il film e apre ai titoli di coda è il degno cliché finale di Final Destination 5, una pellicola in cui si respira, finalmente, un’aria di chiusura del cerchio.

Uscita al cinema: 7 ottobre 2011

Voto: **

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