Drive di Nicolas Winding Refn: la recensione

Non chiamatelo Quentin

Driver è uno stuntman (part-time) e un meccanico. Saltuariamente si dedica alle rapine, a cui destina cinque minuti. Il rapinatore deve entrare e uscire entro questo lasso di tempo; tutto quello che succede un minuto prima e un minuto dopo, non sono problemi suoi.

Drive (2011), ottava pellicola del regista danese Nicolas Winding Refn, è geniale nella sua semplicità. Il protagonista (un glaciale Gosling) è un pilota impassibile e silenzioso, un personaggio estremo nel suo anonimato e nella sua violenza, fermo e deciso anche nel momento in cui si infila in una spirale interminabile di brutalità omicida.

Drive è un mix di generi (azione, melodramma, pulp), equilibrati da uno stile registico (farcito di zoom, di dolly, di dettagli, di soggettive) che mantiene un’alta tensione costante per tutto il film. Drive “ticchetta” ininterrottamente, è lo specchio della prima scena: non sai mai cosa aspettarti nella sequenza successiva. Addirittura Refn rende funzionale il silenzio, gli sguardi immobili, ma soprattutto non stacca mai l’obiettivo dal profilo di Gosling, dal suo viso scolpito. Driver si invaghisce di una ragazza (Mulligan) e passa del tempo con lei e suo figlio Benicio. E l’immaginazione spicca il volo: la passione è solamente sfiorata con la mente, la camera fissa si sofferma sui piccoli gesti e raccoglie in modo copioso un romanticismo che palpita sotto pelle.

Anti-convenzionale ed estremamente coinvolgente, Refn si diverte con il suo film, si appassiona: lo caratterizza con repentini cambi di registro (dovuti a una rapina che finisce decisamente male), le sequenze si susseguono in modo regolare e sono accompagnate da una calzante colonna sonora, che recupera le sonorità della musica anni novanta. Tutto questo racconta una storia classica, una vicenda che non nasconde sviluppi significativi, ma che rimane sospesa in una Los Angeles surreale, contornata da una violenza eccessiva, ma mai ostentata e nemmeno fine a se stessa. Difatti è l’ottima compagna di un personaggio, che reagisce in modo duro, forte e implacabile, in conseguenza del fatto che vede sbriciolarsi davanti agli occhi tutto il suo mondo (apparentemente) tranquillo.

Film che porta in trionfo il suo anti-eroe ultra-violento, Drive, esteticamente è perfetto, per la facile amalgama tra rigore formale e innovazione, e si rivela un “pugno nello stomaco”, che ogni tanto è piacevole ricevere.

Uscita al cinema: 30 settembre 2011

Voto: ****1/2

Annunci

Un pensiero su “Drive di Nicolas Winding Refn: la recensione

  1. Pingback: Recensione: Drive | www.overnewsmagazine.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...