C’è chi dice no di Giambattista Avellino: la recensione

Elogio della meritocrazia

Lotta dura alle raccomandazioni. I tre protagonisti si vedono scalzati e accantonati nei loro rispettivi ambiti lavorativi (medicina, università e giornalismo) e decidono di rovinare la vita ai loro sostituti.

Commedia civile e democratica, C’è chi dice no (2011) pone al centro della discussione il regime potente delle raccomandazioni e i nostri eroi, autoproclamandosi pirati del merito e armandosi degli strumenti “distruttivi” dello stalking, cercano di riabilitare le proprie posizioni, meritatamente guadagnate e ingiustamente sottratte.

Il cinema di denuncia sociale si stacca dalla politica e dal qualunquismo dell’italiano medio e pone il suo obiettivo sul precariato, costellato da contratti a progetto e collaborazioni gratuite e composto da voci mai ascoltate o zittite immediatamente. I tre protagonisti si battono e si aiutano in modo reciproco, ma si scontreranno contro il sistema oliato e ben funzionante delle segnalazioni autorevoli. Cercare di scardinarlo con il grimaldello è complicato, meglio una “bomba”. Combattendo contro i mulini a vento Irma, Max e Samuele riescono parzialmente nella loro impresa, salvo autoeliminarsi per perseguire con forza un’idea e una soltanto: quella di dire no. Il risultato è desolante: arrabattarsi in qualche modo e sperare di andare all’estero.

Utopia dell’Italia che lavora e che studia (l’università zeppa di concorsi truccati è l’ambiente che riceve la stangata più energica), C’è chi dice no mescola sapientemente personaggi televisivi (Paola Cortellesi ormai onnipresente) e cinematografici di forte impatto populista e si aspetta di poter raggiungere tutti. Nonostante la pellicola si sostenga saldamente sugli espedienti originali e divertenti a cui prendono parte i tre ex compagni di scuola e sull’accento fortemente fiorentino di Paolo Ruffini, il film presenta un apparato ripetitivo e una storia che non decolla, appiattendosi in modo abbastanza banale, dopo un inizio scoppiettante. Avellino ci prova con forza e dedizione, peccato che il suo film si trasformi prevedibilmente in un manifesto morale e, fotogramma dopo fotogramma, passi in modo lento e inesorabile da una delle tante voci fuori dal coro a un soffocato grido passivo e remissivo, che si nasconde abilmente nella massa.

Uscita al cinema: 8 aprile 2011

Voto: **1/2

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