Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno: la recensione

Banale commedia tutta baci e abbracci

Commedia all’italiana arricchita da fatti di cronaca attuale, Nessuno mi può giudicare (2011) è l’esordio alla regia di Massimiliano Bruno.

Alice (Paola Cortellesi) è una donna borghese che, a causa della morte improvvisa del marito, si ritrova con una montagna di debiti da pagare e un tenore di vita che non può più essere mantenuto. Trasferitasi in un quartiere degradato di Roma, si dedicherà all’unico impiego che gli permette di pagare i conti arretrati del marito: la escort.

Uscita al cinema in un periodo politico calzante e pericolosamente critico, Nessuno mi può giudicare può essere facilmente catalogata come pellicola di denuncia. Invece non è così. Tralasciando le scene che vedono impegnata Morena (pseudonimo della Cortellesi) in festini a base di politici e soldi pubblici (si sorride su questo, ma attenzione alle cadute di stile), il film si concentra in modo netto sulla figura della protagonista che, costretta dagli eventi, si deve buttare a capofitto (a quanto pare necessariamente) su un lavoro così degradante. Eppure il disegno che tratteggia Bruno non è così avvilente. Anzi vengono messi in risalto tutti i lati divertenti e comici del sesso a pagamento, proponendo una lunga carrellata di macchiette ridicole (sadomaso e travestimenti vari).

Naturalmente la dimensione affrontata dalla pellicola è puramente ironica ed estremizzata, ma l’analisi effettuata da Bruno è superficiale e mostra una Cortellesi mai crucciata e preoccupata da questa situazione difficile da digerire e da metabolizzare. Esibendo una costruzione della vicenda classica (ribaltamento dei ruoli iniziale, difficoltà e successiva pace dei sensi, svelamento e immediata riconciliazione), Bruno sofferma il suo obiettivo, con una fotografia oltremodo “diroccata”, su una periferia romana con problemi di integrazione razziale e mancanza costante di un lavoro fisso. Purtroppo il tutto è affrontato in modo esageratamente effimero, dimostrando che tutte le complicazioni si possono risolvere con un bicchiere di vino e una serata tra gli amici.

Assolutamente immancabile è la storia d’amore travagliata che vive la protagonista con Raoul Bova, rapporto facilmente iscrivibile nella commedia all’italiana iper-classica con iniziale odio e successiva attrazione. Nessun elemento di novità percorre Nessuno mi può giudicare che, diventando fin troppo perbenista, afferma chiaramente che il fine giustifica i mezzi. La commedia italiana ha dimenticato l’originalità e, se l’ironia sulla disastrosa cronaca attuale è positiva, non deve però essere pericolosamente ridicolizzata.

Uscita al cinema: 16 marzo 2011

Voto: **

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