In viaggio con una rockstar di Nicholas Stoller: la recensione

Scimmiottando le rockstar

Commedia demenziale a sfondo musicale, In viaggio con una rockstar (Get Him To the Greek, 2010) è lo spin-off della pellicola Non mi scaricare (Forgetting Sarah Marshall, 2008) che aveva visto debuttare il regista Stoller e il personaggio di Aldous Snow.

Il frontman Snow, degli Infant Sorrow, è una rockstar in caduta libera con alle spalle un ultimo disco disastroso e una ex-moglie, anch’essa stella del panorama musicale, drogata e con seri problemi di alcool. Aaron Greenberg (Jonah Hill) è un rampante dipendente dell’etichetta che possiede i diritti del cantante e prova a rilanciarlo proponendo un concerto-evento in onore dei 20 anni dalla fondazione degli Infant Sorrow. Aldous è a Londra e Aaron deve scortarlo al Greek Theatre di Los Angeles in tempo. Il viaggio non sarà semplice e sarà costellato dagli enormi problemi che affliggono il protagonista.

Farsa statunitense In viaggio con una rockstar delinea lucidamente un ritratto della rockstar, completamente fuori di testa, schiava dell’alcool, delle droghe, viziata e facilmente mutevole di carattere, che cerca in tutti i modi di ritardare l’arrivo a L.A. Stereotipo della figura dell’uomo di spettacolo tutta eccessi, Aldous trascinerà in questo delirante percorso la sua cavia Aaron, che naturalmente non potrà tirarsi indietro per non scontentare il suo idolo.

La commedia esibisce un impianto facilmente inscrivibile nel genere prestabilito delle commedie demenziali, presentando situazioni e linguaggi esplicitamente volgari e  una carrellata di personaggi privi di una completa caratterizzazione. A parte il personaggio di Aldous Snow, interpretato dal comico inglese Russell Brand, convincente nel suo ruolo, la pellicola punta tutto su P.Diddy (proprietario privo di scrupoli dell’etichetta discografica e assolutamente incapace sotto il profilo artistico), che rappresenta se stesso e che sfoggia movenze e atteggiamenti che ricordano molto più facilmente un gangster di quartiere, piuttosto che un uomo d’affari.

Il film annoia e diverte veramente poco, le allusioni sessuali si ripetono in modo costante senza sorriso ferire e vedono protagonista regolarmente Aaron, che viene progressivamente drogato, picchiato e molestato. Passando da Londra, New York, Las Vegas e Los Angeles si aspetta in modo liberatorio la conclusione della pellicola e la trepidante attesa viene scandita dal countdown all’inizio del concerto, che campeggia regolare nelle sequenze del film.

Nonostante tutto In viaggio con una rockstar, si arma di analisi introspettiva, scandaglia la vita di Aldous e ne rivela un uomo solo e perennemente alla ricerca di affetto, che troverà alla fine nell’abbraccio dei suoi fan. Volgare e velatamente malinconica, la pellicola di Stoller si attesta su livelli bassi e non riesce a risollevare la farsa statunitense agli spassosi anni d’oro dove i padroni indiscussi erano i fratelli Farrelly e l’acclamata saga di Scary Movie (2000).

Uscita al cinema: 8 luglio 2011

Voto: **1/2

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