Student Services di Emmanuelle Bercot: la recensione

“Servizietti” universitari

L’unico secondo lavoro redditizio al quale bisogna dedicare poche ore è la prostituzione.

A dirlo è Laura, ragazza di 19 anni, studentessa fuori sede con numerosi debiti, una vita di coppia insoddisfacente con un ragazzo che pensa più a drogarsi che a lei. L’opportunità per racimolare qualche euro in più inizialmente ha le sembianze di un uomo attempato bisognoso di coccole e null’altro. La questione si fa seria dal secondo cliente e Laura scivola vertiginosamente in una spirale di sesso e favori da cui non riuscirà più ad uscire. Tratto dal romanzo Mes chères études di Laura D.,Student Services lascia piuttosto perplessi e insoddisfatti. La regista Emmanuelle Bercot non propone analisi strutturali della prostituzione studentesca, fenomeno sempre più dilagante in Francia, limitandosi a proporci un racconto meramente descrittivo di una storia che risulta sostanzialmente deprimente, pur non assumendo sempre risvolti tragici e squallidi. Dopo un primo momento caratterizzato da sentimenti di vergogna e inadeguatezza, la protagonista comincia a convivere sempre più serenamente – nascondendosi dietro la scusa di dover procurarsi soldi per poter pagare bollette e affitto – con la propria dimensione di prostituta “da quattro soldi”.
La macchina da presa della regista transalpina si sofferma costantemente sul corpo nudo di Laura, una ostentazione prolungata che, se inizialmente poteva essere necessaria, alla lunga si rivela stucchevole e sembra che essenziali e centrali non siano i sentimenti contrastanti provati da Laura, ma i suoi amplessi, che si susseguono regolari e con uomini sempre più desolanti.

Non esistono momenti di confronto in Student Services, le uniche persone a cui la protagonista chiede consigli e con cui si confronta sono ragazze che per sopravvivere svolgono il suo stesso mestiere. Pare che l’unico modo per tirare avanti, senza venir sommersi da debiti e tasse universitarie sempre più gravose, sia per Laura (intesa come studentessa “tipo”) mettere il proprio corpo al servizio del sesso opposto. È così che il film ci presenta il problema e decisamente appare una valutazione troppo sommaria.
Una delle poche note positive è proprio l’interpretazione di Laura D. (una Melissa P. meno consapevole) da parte di Deborah François – perfetta nell’incarnare la ragazza travolta dagli eventi, pur mantenendo un apparente ingenuità davanti a un mondo così crudele con lei. Una prova convincente che, però, non basta a rivalutare il terzo lungometraggio di Emmanuelle Bercot, che risulta, in conclusione, una pellicola fine a se stessa e alquanto inconsistente.

Uscita al cinema: 26 agosto 2011

Voto: *1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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