The Tree of Life di Terrence Malick: la recensione

Immagini dell’esistenza umana

L’occhio di Malick si interroga sul senso della vita, ponendo quale  punto di partenza il dolore per la perdita di un figlio. Il regista racconta, con uno stile registico complesso e liricamente perfetto al tempo stesso, una qualunque famiglia americana della metà degli anni cinquanta. Il punto di vista soggettivo è quello del primogenito Jack, ragazzo che mantiene un rapporto conflittuale con il padre e che sviluppa, con il proseguo della pellicola, una sorta di complesso edipico. I due fratelli (elementi di contorno della vicenda, ma componente attiva per la crescita responsabilizzante che egli ottiene) si fidano di Jack e di riflesso subiscono l’educazione rude, costellata di sudore e fatica di cui è soggetto quotidianamente il fratello maggiore.

The Tree of Life (2011) è una pellicola che si domanda quale sia lo scopo della vita e i temi toccati da Malick, molteplici, non solo si alternano ma si accavallano. Le immagini si susseguono in modo incostante (il regista si priva consapevolmente delle tre unità aristoteliche) e non mantengono un filo conduttore comune, eppure riescono a comporre un’opera completa e non indefinita.

Ogni parola viene accompagnata dal suo corrispondente gesto e “fotografie” apparentemente slegate alla vicenda e lunghi silenzi veicolano le scene successive; tutto questo è splendidamente accompagnato da una colonna sonora lirica calzante, sia nei momenti drammatici che in quelli distensivi.

Tema centrale della pellicola è sicuramente la religione, compagna instancabile di una famiglia che si affida a Dio e ai suoi dettami, ma che immediatamente dopo pone delle domande al Signore, che non trovano risposta. Altro aspetto interessante in The Tree of Life è la figura della donna, schiva e sottomessa dal capofamiglia, alla quale in realtà sentiamo recitare solo una manciata di battute; tuttavia buca lo schermo grazie ai primissimi piani austeri, fondamentali per permettere allo spettatore di leggerle nella mente. Basilare tassello dello smisurato puzzle malickiano è l’educazione militare e fallimentare rappresentata da un immenso Brad Pitt, che combatte con la vita e spera che i suoi figli facciano lo stesso (emblematica è la sequenza dove gli insegna a battersi, mantenendo sempre alta la guardia, colpendo al fianco del “destino”).

Malick, auto compiacendosi della sua bravura, realizza riprese ardite e si diverte, probabilmente, a farlo. Difatti la macchina da presa non è mai ferma, ma sempre alla ricerca del dettaglio o della smorfia facciale. Esempio lampante del piacere che prova il regista a comporre questa pellicola è la sequenza della nascita della vita sulla Terra. Frettolosamente liquidata (erroneamente) come un semplice esercizio di stile, è il canovaccio su cui il regista crea la storia raccontata nel film. Tutto si crea da un’esplosione di luce (in netto contrasto con gli insegnamenti cattolici che appaiono in modo costante all’interno della pellicola) e il tutto finisce con una catastrofe.

In conclusione si può dedurre che l’intenzione di Malick non è quella di rispondere alle domande che espone nel film, ma è quella di mostrare la sua, personalissima, visione del mondo e dell’esistenza umana. Dal punto di vista stilistico e narrativo, The Tree of Life è la summa del cinema poetico di Malick. Cannes, ti ringraziamo: ci restituisci un autore!

Uscita al cinema: 18 maggio 2011

Voto: ****

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