Balkan Bazar di Edmond Budina: la recensione

Alla fiera dell’Est, per tre soldi, un…osso mio padre comprò!

Separatasi dal marito italiano, Jolie (Catherine Wilkening) si trasferisce definitivamente in Francia dove vuole riportare i resti del padre, ex-ufficiale dell’esercito francese morto in Italia. Erroneamente, la bara viene spedita in un paesino sperduto dell’Albania meridionale, incipit fondamentale per effettuare un lungo viaggio.

Differenze ideologiche, religiose e linguistiche permeano Ballkar Bazar, ultima pellicola del regista albanese Edmond Budina. Percorrendo idealmente con i protagonisti un viaggio alla riscoperta di un tratto dell’Albania al confine con la Grecia, il regista affronta temi attuali e fra loro similari, dichiarandoli nei titoli di testa: la riesumazione dei cadaveri e la rivendicazione dei terreni e dei caduti al di qua o al di là del confine. La cinepresa racconta il punto di vista degli albanesi, depredati delle spoglie dei propri cari e dei civili, per permettere la costruzione di un mausoleo onorifico greco di dimensioni enormi.

Il suolo balcanico diventa, allora, un gigantesco bazar, nel quale teschi e ossa si comprano e si vendono liberamente. Lo stesso regista scherza e gioca con i conflitti ellenico-albanesi e riduce il tutto a riunioni paesane confusionarie e scontri ideologici surreali con il prete ortodosso, interpretato da Budina.

Situazioni comico-grottesche e frizioni drammatiche che si alternano nella pellicola, sono dei figli “illegittimi” causati dall’incontro-scontro della dimensione europea socialmente sviluppata con la piccola comunità rurale balcanica. Il film, mantenendo ritmi altalenanti, presenta una vicenda semplice che soffre di uno sviluppo meccanico e poco fluido. Elementi di cornice sono i personaggi (poco delineati, di cui la maggior parte macchiette) che strappano allo spettatore seduto in sala scarse risate.
Balkan Bazar, nonostante tutto, ha una fotografia di Baldacci interessante, atta a riscoprire un paesaggio caratterizzato da colline rigogliose e piccole località, che ricordano vividamente il Sud Italia.

Il sentiero della vicenda intrapreso inizialmente – la ricerca dei resti umani del generale francese – viene abbandonato quasi subito e il film prosegue perdendosi in scene spezzettate e fini a se stesse. Ritrovandosi pericolosamente davanti a un bivio, l’opera di Budina non sa che strada percorrere, rimanendo a mezza via tra l’accusa perpetrata dal regista nei confronti delle riesumazioni illegali da parte della Chiesa ortodossa e la scoperta effimera dell’amore in terra straniera, da parte della protagonista e della figlia.

Pellicola dalle sonorità balcaniche, Balkan Bazar si apre malamente e termina anche peggio. Assolutamente inconcludente, il film si pone come obiettivo ultimo quello di risolvere tutti i problemi presentati con la sola forza dell’amore, e decisamente non basta.

Uscita al cinema: 15 luglio 2011

Voto: *

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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