Il pezzo mancante di Giovanni Piperno: la recensione

Lo stile non è acqua, è storia

Il mito dell’Avvocato Gianni Agnelli ha condizionato gli eventi e lo sviluppo della FIAT, controllata per oltre un secolo dalla sua famiglia.

Con l’aiuto di Gelasio Gaetani Lovatelli, il regista Giovanni Piperno riesce a ricomporre i pezzi di una dinastia considerata per alcuni versi rinascimentale.

Il pezzo mancante è un documentario che tramite all’utilizzo d’immagini di repertorio della casa di produzione FIAT e di testimonianze di conoscenti, riesce a raccontare in modo sintetico le vite e le abitudini di alcuni componenti della famiglia Agnelli, principalmente quelle di Gianni e del figlio Edoardo, precocemente scomparso.

Il contributo di Gelasio Gaetani Lovatelli, amico d’infanzia di quest’ultimo, è fondamentale in questo progetto di scoperta – lo vediamo spesso immerso nei ricordi e alla ricerca di documenti riposti in modo disordinato nella sua casa – sulla famiglia più famosa d’Italia. Attraverso le sue reminiscenze e i suoi racconti, permette al regista di delineare abbastanza chiaramente la figura depressa e schiva del compianto Edoardo e grazie alle sue conoscenze internazionali è in grado di fornire qualche particolare interessante su Gianni Agnelli.

Il progetto portato avanti dal documentarista è complicato e ambizioso: da un lato perché la maggior parte dei protagonisti sono morti e dall’altro perché chi è ancora in vita non ha potuto, o voluto, partecipare al film. Ardua è inoltre la scelta di addentrarsi, senza confondere ulteriormente lo spettatore, all’interno di un albero genealogico molto vasto e ramificato.

entrale è il tema della rimozione, sia del lutto, sia dei cosiddetti “rami secchi”, ovvero i componenti della famiglia considerati “diversi” e dei quali non necessariamente si vuole conservare il ricordo. Uno di questi è sicuramente Giorgio, a quanto pare odiato dai fratelli Gianni e Susanna, personaggio che si è mantenuto ai margini della cronaca e dei successi imprenditoriali e sociali degli Agnelli. Ma il regista si sofferma anche su Umberto e sulla sua dipendenza diretta nei confronti del fratello maggiore Gianni, affiancando il quale, però, è riuscito a diventare anch’egli icona capace di dare lustro all’azienda, soprattutto all’estero.

Nonostante l’approfondimento di queste complesse dinamiche familiari, fra cui spicca il controverso rapporto tra Gianni ed Edoardo, il film è capace di mantenere un’ambientazione intima, tant’è che lo stesso Piperno immortala i protagonisti in istantanee, che affiancate l’una all’altra riescono a comporre un’ipotetica foto di gruppo.

Usufruendo di numerose dichiarazioni, il documentarista analizza inoltre lo stile dell’Avvocato, riconoscendolo come infondibile. Tuttavia, non si addentra in profondità nelle sue vicende private, ma sviluppa principalmente il suo legame viscerale con la FIAT e il suo contribuito allo sviluppo economico e sociale del Paese dal dopoguerra a oggi, che gli è valso – nei ricordi di amici e conoscenti stranieri – il titolo di ultimo re “non riconosciuto” d’Italia.

In conclusione, Piperno confeziona un buon documentario, seppur dal ritmo un po’ troppo lento. Mixando sapientemente riprese effettuate con la camera a mano e immagini di repertorio (spot pubblicitari, interviste e riprese familiari), il regista affronta in modo distaccato una famiglia che ha fatto della riservatezza una regola di vita.
Sicuro motivo di vanto è l’essere riuscito a realizzare una pellicola che si limita a raccontare – senza dare obbligatoriamente un taglio personale o riconoscente – l’ultima famiglia nobiliare italiana.

Uscita al cinema: 17 giugno 2011

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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