127 ore di Danny Boyle: la recensione

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Voi vi tagliereste un braccio per salvarvi la vita? Aron Ralston l’ha fatto e, pur con una protesi all’altezza dell’avambraccio, vive la sua vita caratterizzata da scalate pericolose ed escursioni nei canyon.

127 ore (127 Hours, 2010) è una pellicola biografica e racconta la storia di Aron Ralston, , calatosi in un canyon e rimasto tragicamente intrappolato a causa di un masso, cadutogli sul braccio. Il delirio conseguente e la consapevolezza di morire permettono al protagonista di tentare l’ultima carta rimastagli: amputarsi il braccio con un taglierino.

La pellicola, che si sostiene su un unico personaggio, è l’ultima moda hollywoodiana e, se non è supportata abilmente da un buon apparato visivo e di tensione, facilmente può sprofondare nella noia. Per di più la sfortunata storia di Aron è sulla bocca di tutti da anni ed è noto il distensivo epilogo. Inoltre esemplari sono il suo coraggio e la sua forza di volontà (osannata oltremodo), che gli hanno permesso di rimanere in vita.

Nonostante questo, Danny Boyle riesce ad appassionare realizzando una pellicola dall’innovativo stile registico, contrappuntato da una colonna sonora perfetta compagna delle sequenze più drammatiche. Splittando lo schermo, espediente che gli permette di utilizzare svariati punti di vista, e indugiando su dettagli fondamentali, ottiene un’ottima resa visiva e un alto tasso di tensione drammatica. In più le ultime sequenze rasentano lo splatter e colpiscono i palati più morbidi. Nonostante tutto non risultano fine a se stesse, ma conferiscono quella dimensione di veridicità, che nelle sequenze precedenti, caratterizzate da deliranti discorsi e da visioni adrenaliniche, mancava.

Il tutto è condito da un’ottima interpretazione di James Franco, altezzoso e pieno di sé nella prima parte e lentamente sempre più sull’orlo di una crisi di nervi e della disperazione. Gli Stati Uniti hanno celebrato a lungo questo personaggio che ha rischiato e coraggiosamente è riuscito a salvarsi, tralasciando però una latente stupidità che ha contraddistinto l’avventura di Ralston. Boyle, giustamente, la sottolinea, la evidenzia con forza e la arricchisce di mea culpa registrati dallo stesso escursionista sulla sua videocamera.

Consapevolmente irriverente e velatamente eroico, 127 Hours racconta in modo originale una tragica storia ambientata in una polverosa gola statunitense.

Uscita al cinema: 25 febbraio 2011

Voto: ***

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