Il ragazzo con la bicicletta di Jean-Pierre e Luc Dardenne: la recensione

Pedalando alla ricerca dell’amore

Cyril – Thomas Doret – è un dodicenne che vive in un centro d’accoglienza infantile. La sua idea fissa è quella di ritrovare il padre – Jérémie Renier – che lo ha abbandonato. Un giorno, Samantha – Cécile de France – accetta di accudirlo nei weekend e di donare a Cyril l’affetto di cui è stato privato per lungo tempo.

I fratelli Dardenne si ripresentano a Cannes, dove hanno già spopolato vincendo la Palma d’oro con Rosetta nel 1999 e con L’enfant nel 2005, con una pellicola commovente che pone al centro della trama la storia di un adolescente lasciato solo, incompreso e annebbiato dalla rabbia. Presente in tutte le inquadrature del film, Cyril ha un attaccamento viscerale verso la sua bicicletta, simbolo del legame indissolubile che ha con il padre. Abbandonata” da quest’ultimo, proprio come il figlio, la due ruote diventa allora un prolungamento di Cyril, un’altra parte di sé. Il ragazzo è cocciuto e, a tratti, questo suo atteggiamento è irritante, anche se comprensibile; pur essendo stato ripudiato, non si rende conto dell’indifferenza del genitore, a cui perdona ogni cosa e in cui ripone grande fiducia. La sua vita è violenta e lui stesso è un fascio di nervi, che riuscirà a placarsi e tranquillizzarsi solo grazie all’aiuto di un altro essere umano, Samantha, che rappresenta tanto una figura materna quanto la famiglia che Cyril non ha mai avuto.

Il film è incentrato principalmente sul ragazzo e sulle relazioni che instaura con i suoi coetanei e con gli adulti. Girato in stile quasi neorealistico, si può notare come la macchina da presa insegua, pedini l’adolescente sul suo mezzo di trasporto, con cui percorre principalmente i tre ambienti fondamentali per lo svolgimento delle vicende: la città, rappresentazione del passato con il padre e del presente con Samantha, il bosco, dove facilmente entra in contatto con quei giovani delinquenti che potrebbero portarlo definitivamente sulla cattiva strada, e la stazione di servizio, luogo di passaggio dove l’intreccio si sviluppa a più riprese. In un breve lasso di tempo – si può ipotizzare che la storia si svolga nell’arco dei tre mesi estivi – Cyril cambia radicalmente il suo rapporto con l’esterno e soprattutto con la sua tutrice. Inizialmente, Samantha è vista come l’occasione per il ragazzo di ritrovare il padre, mentre successivamente diventerà una fonte infinita di affetto.

La riuscita della pellicola è anche figlia della bravura degli attori, che trovano in Cécile de France la più ispirata. L’attrice belga riesce a imprimere nel personaggio una bontà e una dolcezza mai stucchevoli, in linea con il ruolo di Samantha che dona a Cyril un bene di cui ignoriamo completamente le motivazioni: lo dà e basta, in modo totale e incondizionato. Thomas Doret – al debutto sul grande schermo – riesce a interpretare con convinzione questo ragazzino arrabbiato col mondo, sfuggente e perennemente in fuga. Dietro quel viso sempre imbronciato e quei silenzi prolungati, si nasconde un bambino che ne ha viste tante e che è in costante ricerca dell’amore. Non potevano mancare all’appello, gli attori-feticcio dei Dardenne, Olivier Gourmet e Jérémie Renier. E se Gourmet, apparendo solo un attimo, quasi non si nota, a Renier è affidata la parte del padre di Cyril, un personaggio indifferente e fragile che non viene caratterizzato dalla sceneggiatura. L’intento è di non dare troppo spazio visivo a questo genitore negligente e assente, che viene pertanto lasciato sullo sfondo della narrazione, nonostante sia sempre nei pensieri di Cyril.

Il ragazzo con la bicicletta è un film acre e difficile che, come i precedenti lavori dei fratelli belgi, ritorna a indagare un’infanzia incompresa e violenta. Cyril è costantemente attorniato da un vuoto affettivo che lo induce ad avere atteggiamenti aggressivi e un linguaggio impudente, e Samantha sarà la sua ancora di salvezza, colei che riuscirà a fargli scoprire un nuovo aspetto della vita: l’amore.

Uscita al cinema: 18 maggio 2011

Voto: ****

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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